In questi giorni ho nostalgia di Montalbano.
Leggo due o tre libri di Camilleri ogni anno. Ma non mi va di leggerlo qui. Fuori ci sono venti centimetri di neve e nemmeno il sole che in questi giorni splende, riesce a rendere anche lontanamente siciliana questa terra. Leggere Montalbano mangiando salmone...e come si fa?
Nell'attesa di trovarmi in un luogo più consono alle avventure del mio commissario preferito, ho cercato qualcosa di svedese. Qualcosa che somigliasse a Montalbano. Che impresa!
Si sa che, da queste parti, di polizieschi se ne intendono. Pare non sappiano scrivere altro.
Ma le storie che raccontano sono finte. Per carità, anche Montalbano lo è, ma ha una sua parte di verità. La Sicilia raccontata da un siciliano, le storie di mafia sullo sfondo, la lenta burocrazia italiana, la politica, in ogni luogo.
I gialli nordici sono asettici, spesso violenti, ma mai contestualizzati. Potrebbero essere ambientati ovunque. Avevo bisogno di qualcosa di più realistico. E cosa c'è di più realistico di qualcosa che è successo per davvero?
L'idea per una ricerchina sul web me l'ha data un paziente. Il paziente (so che non si potrebbe dire, ma è fondamentale per capire la storia) si chiama Christer Pettersson.
Immagino non dica niente nemmeno a voi. Ma ad ogni svedese vivente dice molto.
Christer Pettersson è, forse, il nome più invocato della storia della Svezia moderna.
Vi racconto la storia.
C'era una volta un Presidente. Si chiamava Olof Palme. Era il capo del partito Social Democratico Svedese, lo fu per quasi 20 anni (Attenzione: il partito di cui faceva parte si chiama Social Demokratiska ed è un partito di sinistra, femminista e interessato all politiche sull'immigrazione. NON è il partito Social Demokraterna, di estrema destra, populista e xenofobo! Credo che per il bene di tutti uno dei due dovrebbe cambiare nome!).
Olof insomma era un buono. Attivamente schierato contro la guerra in Vietnam negli anni 70, contro l'apartheid, contro il nucleare...uno che non si può non amare, almeno un pochino.
E quando i buoni muoiono tutti vogliono sapere chi è stato.
Una sera, tornando dal cinema con la moglie, Olof Palme rimase ucciso da un colpo di pistola. Così.
Avere la scorta non era la norma nella pacifica e super-sicura Svezia degli anni '80. Gli anni di piombo, gli svedesi, non hanno idea di cosa siano. Questo episodio rimarrà negli annali come l'unico del genere e acquisirà un'importanza sempre maggiore nella storia criminale svedese (che dev'essere una noia atroce).
Dopo ricerche estenuanti venne fuori il nome di un piccolo criminale di Stoccolma. Christer Pettersson (il mio paziente è uno sfortunato omonimo nato prima di tutta la losca vicenda).
Christer Pettersson, che si trovava a passare da quelle parti, fu processato e condannato all'ergastolo per l'omicidio del Presidente, fino a quando una sentenza in appello lo liberò per mancanza di prove.
La pistola che aveva ucciso il Presidente non fu mai ritrovata.
Negli anni successivi, nessun altro possibile assassino venne identificato e la Svezia vive tutt'oggi shoccata dalla sua stessa incapacità di risolvere l'unico vero crimine della sua storia.
Quello che è certo, è che Olof era un simbolo, un'icona di una politica decisa e orientata al bene comune. Una politica che è morta con lui.
Anche Christer è un simbolo. La sua faccia divenne per un periodo la protagonista della street art di Stoccolma. Il capro espiatorio della polizia, il povero, il tossicodipendente che venne utilizzato dal governo e dai media per l'operazione Ponzio Pilato.
Christer era davvero un assassino. Aveva ucciso un uomo per soldi, in un vicolo di Stoccolma. E aveva pagato il suo debito con la giustizia (come si dice).
Ma perché uccidere il Presiente?
Il movente non esisteva.
Uscito di galera Christer fece il possibile per garantirsi da vivere come poteva: denunciò la polizia svedese per diffamazione (cosa che gli fruttò 500.000 corone svedesi) e iniziò a vendere interviste nelle quali diceva tutto e il suo contrario. Confessò di aver ucciso Olof in tv, poi ritrattò sui giornali dicendo che il Presidente gli stava simpatico e che anche lui credeva nell'ideale socialista.
Insomma, approfittò appieno della visibilità che quel pasticcio gli aveva procurato.
Qualche anno dopo morì all'ospedale Karolinska di Stoccolma per un'emorragia cerebrale, pochi giorni dopo aver telefonato al figlio di Palme per chiedere di incontrarlo. Aveva informazioni importanti da riferire.
Così il capro espiatorio Christer muore proprio prima di rivelare qualcosa che si era tenuto per se per anni, o forse cercava un modo facile per farsi pubblicità e guadagnare altri soldi.
Intanto, con Christer fuori dai giochi, la ricerca dell'assassino si fece disperata e non mancarono le teorie del complotto. La cosa più facile fu cercare di accusare i neo-nazisti. Ma non ci fu modo di incriminare nessun oppositore politico. Si azzardarono ipotesi ardite. Tra le migliori, il possibile ruolo della P2 italiana (e te pareva!) nell'omicidio e il coinvolgimento del regista Ingman Bergman, il quale a causa della politica molto dura di Olof Palme in materia fiscale, fu accusato di frode a metà degli anni 70.
Il caso, dopo 25 anni di indagini, è stato archiviato nel 2011 senza un colpevole e senza nemmeno un arma del delitto.
Il nome di Olof Palme e quello di Christer Pettersson, indissolubilmente legati, probabilmente solo dalla sfortuna, sono diventati dei piccoli tabù. Cose di cui, in Svezia, è meglio non parlare troppo.
Posso dire di aver soddisfatto pienamente la mia voglia di storie dallo fondo nero.
Montalbano può aspettare a casa ancora per un po'.
"Mi accorsi che dovevo andare a Nord; così, senza pensarci troppo, mi misi a camminare"... Schegge di un cervello e un corpo e un cuore (di femmina) in fuga.
Visualizzazione post con etichetta Sweden. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Sweden. Mostra tutti i post
venerdì 6 febbraio 2015
martedì 13 gennaio 2015
Pattini d'Argento
Non era anche il titolo di un romanzo di formazione di quelli tragici e tristi? Quello del bambino olandese che rinuncia a partecipare alla corsa sui pattini per pagare il medico che salverà la vita di suo padre?
Ecco, ha fatto bene, a saltare la corsa sui pattini!
Pattinare può rivelarsi insidioso.
Non parlo delle pattinate da Sud d'Europa. Una bella piazza addobbata per Natale, un sicuro e confortante spazio chiuso ricoperto di ghiaccio, un bar con la cioccolata calda a un tiro di schioppo.
Eh no! Scordatevi tutti i comfort.
Se le cose sono "alla svedese" significa che sono ideate per infliggere sofferenza.
In primis, in Svezia non si pattina in città. Nossignore!
Si pattina sul lago ghiacciato! Perché creare il ghiaccio quando ce n'è ovunque?
Secondo: se vi presentate con i jeans e il parka da passeggio sappiate per lo meno che sarete gli unici.
Per pattinare ci si veste di tutto punto!
Terzo: niente cioccolata a portata di mal di piedi, niente bar, niente esercizi commerciali in generale. In the middle of nowhere, mi sembra l'espressione che meglio descrive la condizione del pattinatore nordico.
Ultimo punto, ma il più importante: il senso unico. Attenzione: il lago è grande, non è possibile ripulirlo su tutta la sua superficie, così le macchinine spazzaneve puliscono una pista che fa il giro completo del lago. A senso unico!!
Quante volte all'anno andate a pattinare? Una? Di solito la seconda di Natale, con un bel cappone ripieno e una fetta di panettone alla crema nella pancia? Ecco! Quindi se il lago misura 5 km sul lato lungo e più o meno 3 sul lato corto, dubito che riuscirete nell'impresa del giro completo.
Non credete agli svedesi che vi dicono che "ci vorrà un'oretta", ma li avete visti?? Sono alti due metri, con le spalle più larghe di voi sdraiati e hanno ai piedi dei pattini che sembrano due transformers! Non siate sciocchi!
Sappiate che dovrete mangiare al freddo, forse sotto la neve e che la vostra dannata cioccolata la potrete bere solo quando sarete di nuovo a casa vostra e che non dovete farvi prendere dal panico se qualcuno, guardando l'orologio, osserva: ci rimane soltanto un'ora di luce!
Apocalypse Now!
State sereni e non chiamate l'elisoccorso troppo presto!
Questi piccoli accorgimenti avrebbero già dovuto farvi passare la voglia. Nel caso ci fosse qualche temerario, vi riporto le cinque regole degli svedesi sul pattinaggio sul ghiaccio.
Tenetevi forte!
1. Prima di decidere dove recarvi per la vostra domenica di sport estremo consultate l'apposito sito web a proposito della condizione del ghiaccio di tutti i laghi prattinabili della Svezia. Io l'ho cercato per un'ora. Poi ho lasciato stare. Chiedete a uno svedese qualunque e giurerà che il sito esiste!
2. Non andare mai da soli! Se il ghiaccio sul lago si rompe, meglio ci sia qualcuno a guardarvi affogare piuttosto che farlo senza nemmeno un selfie!
3. Saggiate il ghiaccio! Con un bastone battete sulla superficie del ghiaccio per cercare di capire quanto sia spesso, prima di mettere le lame sul lago. Credetemi, non ne avrete idea anche dopo averlo fatto.
4. Portate con voi degli oggetti appuntiti da tenere a portata di mano per aggrapparvi fermamente al ghiaccio nel caso quest'ultimo si rompesse regalandovi un bagno tonificante.
Tutti gli svedesi hanno due di questi oggetti appuntiti di metallo agganciati attorno al collo e giurano siano indispensabili. Portatevi anche una corda, da lanciare ai vostri amici che, radunati intorno al buco in cui state sguazzando, proveranno a tirarvi fuori, se ne avranno il coraggio.
5. Scegliete bene i vostri pattini. Sì, perché non ce n'è un solo tipo. Te pareva?
Ci sono, per semplificare, principalmente due tipi di pattini. A lama lunga, i più gettonati perché con quelli si va più veloce (come se la velocità fosse ciò che voglio ottenere la domenica pomeriggio con gli amici!) e quelli da hockey, quelli a cui siamo abituati, meno veloci sulle lunghe distanze ma più agili.
La buona notizia è che noleggiarli in città costa 5 euro e si trovano occasioni uniche sui siti di oggetti di seconda mano, potete trovare il vostro paio per meno di 10 euro!
Dimmi che pattini usi e ti dirò chi sei!
Il mio consiglio è di portare un po' di italianità in the middle of nowhere.
Arrivare con vestiti da città, ignorare quelli che sfrecciano a cento all'ora guardando solo avanti e apparecchiare alla meglio un bel pic nic nella neve, con tanto di lasagna e parmigiana nella borsa termica! Velocità a parte, il paesaggio è davvero mozzafiato!
Ecco, ha fatto bene, a saltare la corsa sui pattini!
Pattinare può rivelarsi insidioso.
Non parlo delle pattinate da Sud d'Europa. Una bella piazza addobbata per Natale, un sicuro e confortante spazio chiuso ricoperto di ghiaccio, un bar con la cioccolata calda a un tiro di schioppo.
Eh no! Scordatevi tutti i comfort.
Se le cose sono "alla svedese" significa che sono ideate per infliggere sofferenza.
In primis, in Svezia non si pattina in città. Nossignore!
Si pattina sul lago ghiacciato! Perché creare il ghiaccio quando ce n'è ovunque?
Secondo: se vi presentate con i jeans e il parka da passeggio sappiate per lo meno che sarete gli unici.
Per pattinare ci si veste di tutto punto!
Terzo: niente cioccolata a portata di mal di piedi, niente bar, niente esercizi commerciali in generale. In the middle of nowhere, mi sembra l'espressione che meglio descrive la condizione del pattinatore nordico.
Ultimo punto, ma il più importante: il senso unico. Attenzione: il lago è grande, non è possibile ripulirlo su tutta la sua superficie, così le macchinine spazzaneve puliscono una pista che fa il giro completo del lago. A senso unico!!
Quante volte all'anno andate a pattinare? Una? Di solito la seconda di Natale, con un bel cappone ripieno e una fetta di panettone alla crema nella pancia? Ecco! Quindi se il lago misura 5 km sul lato lungo e più o meno 3 sul lato corto, dubito che riuscirete nell'impresa del giro completo.
Non credete agli svedesi che vi dicono che "ci vorrà un'oretta", ma li avete visti?? Sono alti due metri, con le spalle più larghe di voi sdraiati e hanno ai piedi dei pattini che sembrano due transformers! Non siate sciocchi!
Sappiate che dovrete mangiare al freddo, forse sotto la neve e che la vostra dannata cioccolata la potrete bere solo quando sarete di nuovo a casa vostra e che non dovete farvi prendere dal panico se qualcuno, guardando l'orologio, osserva: ci rimane soltanto un'ora di luce!
Apocalypse Now!
State sereni e non chiamate l'elisoccorso troppo presto!
Questi piccoli accorgimenti avrebbero già dovuto farvi passare la voglia. Nel caso ci fosse qualche temerario, vi riporto le cinque regole degli svedesi sul pattinaggio sul ghiaccio.
Tenetevi forte!
1. Prima di decidere dove recarvi per la vostra domenica di sport estremo consultate l'apposito sito web a proposito della condizione del ghiaccio di tutti i laghi prattinabili della Svezia. Io l'ho cercato per un'ora. Poi ho lasciato stare. Chiedete a uno svedese qualunque e giurerà che il sito esiste!
2. Non andare mai da soli! Se il ghiaccio sul lago si rompe, meglio ci sia qualcuno a guardarvi affogare piuttosto che farlo senza nemmeno un selfie!
3. Saggiate il ghiaccio! Con un bastone battete sulla superficie del ghiaccio per cercare di capire quanto sia spesso, prima di mettere le lame sul lago. Credetemi, non ne avrete idea anche dopo averlo fatto.
4. Portate con voi degli oggetti appuntiti da tenere a portata di mano per aggrapparvi fermamente al ghiaccio nel caso quest'ultimo si rompesse regalandovi un bagno tonificante.
Tutti gli svedesi hanno due di questi oggetti appuntiti di metallo agganciati attorno al collo e giurano siano indispensabili. Portatevi anche una corda, da lanciare ai vostri amici che, radunati intorno al buco in cui state sguazzando, proveranno a tirarvi fuori, se ne avranno il coraggio.
5. Scegliete bene i vostri pattini. Sì, perché non ce n'è un solo tipo. Te pareva?
Ci sono, per semplificare, principalmente due tipi di pattini. A lama lunga, i più gettonati perché con quelli si va più veloce (come se la velocità fosse ciò che voglio ottenere la domenica pomeriggio con gli amici!) e quelli da hockey, quelli a cui siamo abituati, meno veloci sulle lunghe distanze ma più agili.
La buona notizia è che noleggiarli in città costa 5 euro e si trovano occasioni uniche sui siti di oggetti di seconda mano, potete trovare il vostro paio per meno di 10 euro!
Dimmi che pattini usi e ti dirò chi sei!
Il mio consiglio è di portare un po' di italianità in the middle of nowhere.
Arrivare con vestiti da città, ignorare quelli che sfrecciano a cento all'ora guardando solo avanti e apparecchiare alla meglio un bel pic nic nella neve, con tanto di lasagna e parmigiana nella borsa termica! Velocità a parte, il paesaggio è davvero mozzafiato!
venerdì 12 dicembre 2014
Natale a Uppsala
Cosa ho imparato del Natale a Uppsala:
1. Le lucette e i festoni non riescono a vincere l'oscurità, soprattutto se la neve si fa attendere!
2. Nonostante la tradizione sia nata qui (litigano con la Germania per la paternità dell'idea, ma secondo me è irrilevante), trovare un albero di Natale è quasi impossibile.
Scordatevi la plastica! Quando ho detto alla mia coinquilina svedese che avrei comprato l'albero non mi ha saputo indicare un negozio dove poterlo trovare. A un certo punto della conversazione nonsense (una delle tante), ho il colpo di genio di chiedere: ma stiamo parlando di un albero di plastica vero? Sembrava le avessi infilzato il costato con una lancia infuocata. Assolutamente no! risponde. "In casa mia niente alberi di plastica!" Che Odino mi scampi dall'ira funesta degli svedesi tradizionalisti. Ho iniziato la ricerca una settimana fa, pensando che avrei potuto prendere un albero vero e a febbraio andare nella foresta e piantarlo. Beh, sto continuando a cercare...
Pare che agli svedesi piaccia decorare alberi che già esistono (il che ha perfettamente senso) e che comprare un albero sia possibile ma non molto comune.
La deadline per il ritrovamento di un'aghifoglie che sia possibile far passare dalla mia porta è domani. Vi saprò dire!
3. Il "must have" di Natale è il candelabro dell'avvento. In svedese: Adventljusstake.
E' un piccolo supporto di legno con sette candele, assolutamente non vere, ma di plastica a forma di candela con una lampadina sulla cima. Detto così può sembrare kitsch ma non lo è affatto. Vedere i candelabri dell'avvento a tutte le finestre (tutte!!!) è decisamente suggestivo.
Anche i cavallini rossi tipici non stonano in mezzo alle decorazioni (poi dei cavallini rossi ne parliamo!). E se siete degli amanti del super-tradizionale potete costruire con poco sforzo un piccolo supporto con quattro candele che accenderete nelle domeniche di avvento. Una sola candela la prima domenica, due la seconda e via così. Qui esiste una roba del genere in ogni casa.
Vanno comunque pazzi anche per i calendari dell'avvento, quelli con un cioccolatino per ogni giorno.
Ma l' Avdentljusstake è assolutamente irrinunciabile!
4. Santa Lucia è popolarissima anche qui!
Il giorno di Santa Lucia i bambini di tutta la Svezia cantano canzoni con delle candele (grazie a dio finte pure queste!) in testa. Santa Lucia porta la luce nel buio dell'inverno, apre un varco e ci dice che il sole tornerà a trovarci, dobbiamo solo pazientare.
5. Cosa mangiare in Svezia a Natale (e cosa bere!)
Stoccafisso è il grande classico, insieme alle arringhe in tutte le forme e letteralmente tutte le salse.
Esistono il Julost (formaggio di Natale) e il Julkinska (prosciutto di Natale).
E da bere il Julmust per i bambini (succo d'uva di Natale) e la Julöl (birra di Natale) per gli adulti. Se non avevate capito Jul significa Natale! Ed è solo da inizio a fine dicembre che troverete nei supermercati questi prodotti, poi scordateveli!
Se volete cucinare una pasto completo alla svedese o se avete il suocero o il cognato vichingo tra gli invitati e volete fare bella figura, evitate le polpette di cavallo dell'Ikea!
Cucinate un buono stufato di cavolo, un pasticcio di patate e comprate salmone affumicato da condire con l'aneto. Forse non sarà proprio un pasto tipico, ma ci va molto vicino.
Per dolce si può scegliere tra i biscotti o il pane allo zenzero, oppure (e meglio) i Kanelbulle (palline di cannella...letteralmente), delle piccole brioche con la cannella e i confetti di zucchero a forma di girella. Una delizia!
p.s. La settimana scorsa sono incappata in un pandoro esposto nella vetrina di un negozio di cibo asiatico (cosa ci facesse è un mistero imperscrutabile). Era inutile tentare di resistere. Dolci colazioni mi portano verso il giorno dell'aereo per casa.
God Jul!
1. Le lucette e i festoni non riescono a vincere l'oscurità, soprattutto se la neve si fa attendere!
2. Nonostante la tradizione sia nata qui (litigano con la Germania per la paternità dell'idea, ma secondo me è irrilevante), trovare un albero di Natale è quasi impossibile.
Scordatevi la plastica! Quando ho detto alla mia coinquilina svedese che avrei comprato l'albero non mi ha saputo indicare un negozio dove poterlo trovare. A un certo punto della conversazione nonsense (una delle tante), ho il colpo di genio di chiedere: ma stiamo parlando di un albero di plastica vero? Sembrava le avessi infilzato il costato con una lancia infuocata. Assolutamente no! risponde. "In casa mia niente alberi di plastica!" Che Odino mi scampi dall'ira funesta degli svedesi tradizionalisti. Ho iniziato la ricerca una settimana fa, pensando che avrei potuto prendere un albero vero e a febbraio andare nella foresta e piantarlo. Beh, sto continuando a cercare...
Pare che agli svedesi piaccia decorare alberi che già esistono (il che ha perfettamente senso) e che comprare un albero sia possibile ma non molto comune.
La deadline per il ritrovamento di un'aghifoglie che sia possibile far passare dalla mia porta è domani. Vi saprò dire!
3. Il "must have" di Natale è il candelabro dell'avvento. In svedese: Adventljusstake.
E' un piccolo supporto di legno con sette candele, assolutamente non vere, ma di plastica a forma di candela con una lampadina sulla cima. Detto così può sembrare kitsch ma non lo è affatto. Vedere i candelabri dell'avvento a tutte le finestre (tutte!!!) è decisamente suggestivo.
Anche i cavallini rossi tipici non stonano in mezzo alle decorazioni (poi dei cavallini rossi ne parliamo!). E se siete degli amanti del super-tradizionale potete costruire con poco sforzo un piccolo supporto con quattro candele che accenderete nelle domeniche di avvento. Una sola candela la prima domenica, due la seconda e via così. Qui esiste una roba del genere in ogni casa.
Vanno comunque pazzi anche per i calendari dell'avvento, quelli con un cioccolatino per ogni giorno.
Ma l' Avdentljusstake è assolutamente irrinunciabile!
4. Santa Lucia è popolarissima anche qui!
Il giorno di Santa Lucia i bambini di tutta la Svezia cantano canzoni con delle candele (grazie a dio finte pure queste!) in testa. Santa Lucia porta la luce nel buio dell'inverno, apre un varco e ci dice che il sole tornerà a trovarci, dobbiamo solo pazientare.
5. Cosa mangiare in Svezia a Natale (e cosa bere!)
Stoccafisso è il grande classico, insieme alle arringhe in tutte le forme e letteralmente tutte le salse.
Esistono il Julost (formaggio di Natale) e il Julkinska (prosciutto di Natale).
E da bere il Julmust per i bambini (succo d'uva di Natale) e la Julöl (birra di Natale) per gli adulti. Se non avevate capito Jul significa Natale! Ed è solo da inizio a fine dicembre che troverete nei supermercati questi prodotti, poi scordateveli!
Se volete cucinare una pasto completo alla svedese o se avete il suocero o il cognato vichingo tra gli invitati e volete fare bella figura, evitate le polpette di cavallo dell'Ikea!
Cucinate un buono stufato di cavolo, un pasticcio di patate e comprate salmone affumicato da condire con l'aneto. Forse non sarà proprio un pasto tipico, ma ci va molto vicino.
Per dolce si può scegliere tra i biscotti o il pane allo zenzero, oppure (e meglio) i Kanelbulle (palline di cannella...letteralmente), delle piccole brioche con la cannella e i confetti di zucchero a forma di girella. Una delizia!
p.s. La settimana scorsa sono incappata in un pandoro esposto nella vetrina di un negozio di cibo asiatico (cosa ci facesse è un mistero imperscrutabile). Era inutile tentare di resistere. Dolci colazioni mi portano verso il giorno dell'aereo per casa.
God Jul!
martedì 14 ottobre 2014
Lettere da dove?
Non sarò certo io a scrivervi quanti abitanti ha Uppsala o quali monumenti dovete assolutamente visitare, o quante persone sono impiegate nel settore terziario nelle Uppland in Svezia. Nossignore!
Però mi sembrava importante, mettere almeno un puntino sul posto remoto dal quale parlo ad un immaginario conclave femminile di cose che sono molto legate all'ambiente che ho attorno. Mettere la bandierina.
Ma niente pappardelle alla Wikipedia.
Uppsala è un posto dello spirito.
Se state pensando che sia il corrispettivo letterario di "un posto in cui non c'è niente da fare", non siete lontani dalla realtà, ma è comunque una definizione approssimativa.
Se pensate che con spirito stia alludendo ad alcol...beh, non siete lontani dalla realtà nemmeno in questo caso.
Uppsala è un nome buffo. Per cominciare.
Significa Città del Nord. Fantasioso, penserete. Fatto sta che di città più a Nord di Uppsala ce ne sono, ma si tratta di piccole comunità che non assomigliano neanche lontanamente alla nostra idea di agglomerato urbano. Quindi Uppsala è l'ultima città del Nord, da un punto di vista svedese, ovviamente.
Questo dà, e qui parlo di me, una certa sensazione di fierezza. Come se si stesse a difesa del lato Nord dell'Europa. Lungi da me insinuare l'idea dei confini in questo incasinato momento storico. La sensazione che ho è più quella che potrebbe provare uno svedese del 1600 pronto a eventuali invasioni barbariche dalla Lapponia.
E le invasioni barbariche arrivano puntualmente. Ogni novembre. Quando il vento del Nord dirige ed piega l'uomo a proprio piacimento.
E allora non resta che dire di sì al vento del Nord, ma sempre a testa alta. Che ci pieghi ma non ci spezzi, insomma!
Mentre parlavo dell'inverno in arrivo con un amico, lui mi interrompe (si può interrompere in una chat? Bah...forse sì, quando si digita con veemenza!) e mi scrive: Sembrate sempre sull'orlo dell'Apocalisse. E forse è l'idea che diamo, soprattutto noi migranti da Sud.
In inverno, ci si muove più lenti, nel buio, un po' arrancando (ma, per dio, ci si muove comunque!).
La casa diventa il focolare, quello dove davvero non si vede l'ora di ritornare. La cucina è la parte della casa più importante, quella che si vive di più; perché nutrirsi e farlo bene è di fondamentale importanza per stare in piedi dritti nella neve. E le riunioni casalinghe davanti a zuppe e risotti saranno il passatempo di un inverno intero.
Lo spirito beneficia di cose molto materiali. O per lo meno, il suo rinnovamento passa attraverso il tangibile.
Il freddo, la fatica e il superamento di tutto questo. Arrivare a sentirsi a proprio agio in condizioni estreme.
E' un po' come essere il Rocky Balboa dei ghiacci. Quando il vostro corpo si sarà abituato al buio e al freddo salirete la dannata scalinata cantando Eye of the Tiger.
E sarà il vostro spirito ad aver raggiunto il traguardo.
Uppsala è anche una delle Università più antiche del mondo.
In ogni paese che ho visitato, gente del posto mi ha giurato che la seconda università più antica del mondo si trovava proprio lì, nella loro patria. Così è successo a Uppsala. Quindi diciamo che è UNA DELLE più antiche del mondo, perché sulla questione università e antichità la mia fiducia vacilla. Interessante è che nessuno si azzarda a dire di avere l'Università più antica in assoluto, perché è davvero universale che quella sia Bologna! Siamo riusciti a zittire nei secoli persino i francesi!
A Uppsala gli studenti sono i re della città. Organizzano vere e proprie scorribande notturne.
La città vive di questo, della propria cultura.
Ed è famosa in tutto il mondo per essere un centro di ricerca medica.
Eccoci, siamo arrivati al punto: io cosa ci faccio qui.
E siamo anche arrivati al momento in cui si fa sul serio con la missione informativa.
Ci addentriamo nel mondo della ricerca, delle donne nella ricerca più in particolare, mentre fuori la temperatura scende, giorno dopo giorno.
Vedremo se all'arrivo della primavera, oltre allo spirito da pugile imbattibile, avremo anche capito come si fa a fare ricerca oggi, dove e soprattutto a che prezzo.
Però mi sembrava importante, mettere almeno un puntino sul posto remoto dal quale parlo ad un immaginario conclave femminile di cose che sono molto legate all'ambiente che ho attorno. Mettere la bandierina.
Ma niente pappardelle alla Wikipedia.
Uppsala è un posto dello spirito.
Se state pensando che sia il corrispettivo letterario di "un posto in cui non c'è niente da fare", non siete lontani dalla realtà, ma è comunque una definizione approssimativa.
Se pensate che con spirito stia alludendo ad alcol...beh, non siete lontani dalla realtà nemmeno in questo caso.
Uppsala è un nome buffo. Per cominciare.
Significa Città del Nord. Fantasioso, penserete. Fatto sta che di città più a Nord di Uppsala ce ne sono, ma si tratta di piccole comunità che non assomigliano neanche lontanamente alla nostra idea di agglomerato urbano. Quindi Uppsala è l'ultima città del Nord, da un punto di vista svedese, ovviamente.
Questo dà, e qui parlo di me, una certa sensazione di fierezza. Come se si stesse a difesa del lato Nord dell'Europa. Lungi da me insinuare l'idea dei confini in questo incasinato momento storico. La sensazione che ho è più quella che potrebbe provare uno svedese del 1600 pronto a eventuali invasioni barbariche dalla Lapponia.
E le invasioni barbariche arrivano puntualmente. Ogni novembre. Quando il vento del Nord dirige ed piega l'uomo a proprio piacimento.
E allora non resta che dire di sì al vento del Nord, ma sempre a testa alta. Che ci pieghi ma non ci spezzi, insomma!
Mentre parlavo dell'inverno in arrivo con un amico, lui mi interrompe (si può interrompere in una chat? Bah...forse sì, quando si digita con veemenza!) e mi scrive: Sembrate sempre sull'orlo dell'Apocalisse. E forse è l'idea che diamo, soprattutto noi migranti da Sud.
In inverno, ci si muove più lenti, nel buio, un po' arrancando (ma, per dio, ci si muove comunque!).
La casa diventa il focolare, quello dove davvero non si vede l'ora di ritornare. La cucina è la parte della casa più importante, quella che si vive di più; perché nutrirsi e farlo bene è di fondamentale importanza per stare in piedi dritti nella neve. E le riunioni casalinghe davanti a zuppe e risotti saranno il passatempo di un inverno intero.
Lo spirito beneficia di cose molto materiali. O per lo meno, il suo rinnovamento passa attraverso il tangibile.
Il freddo, la fatica e il superamento di tutto questo. Arrivare a sentirsi a proprio agio in condizioni estreme.
E' un po' come essere il Rocky Balboa dei ghiacci. Quando il vostro corpo si sarà abituato al buio e al freddo salirete la dannata scalinata cantando Eye of the Tiger.
E sarà il vostro spirito ad aver raggiunto il traguardo.
Uppsala è anche una delle Università più antiche del mondo.
In ogni paese che ho visitato, gente del posto mi ha giurato che la seconda università più antica del mondo si trovava proprio lì, nella loro patria. Così è successo a Uppsala. Quindi diciamo che è UNA DELLE più antiche del mondo, perché sulla questione università e antichità la mia fiducia vacilla. Interessante è che nessuno si azzarda a dire di avere l'Università più antica in assoluto, perché è davvero universale che quella sia Bologna! Siamo riusciti a zittire nei secoli persino i francesi!
A Uppsala gli studenti sono i re della città. Organizzano vere e proprie scorribande notturne.
La città vive di questo, della propria cultura.
Ed è famosa in tutto il mondo per essere un centro di ricerca medica.
Eccoci, siamo arrivati al punto: io cosa ci faccio qui.
E siamo anche arrivati al momento in cui si fa sul serio con la missione informativa.
Ci addentriamo nel mondo della ricerca, delle donne nella ricerca più in particolare, mentre fuori la temperatura scende, giorno dopo giorno.
Vedremo se all'arrivo della primavera, oltre allo spirito da pugile imbattibile, avremo anche capito come si fa a fare ricerca oggi, dove e soprattutto a che prezzo.
sabato 4 ottobre 2014
Le cinque cose da non dire a uno svedese
In ogni posto ci sono cose da non dire, o che sarebbe molto meglio tacere per garantirsi una rapido e liscio ingresso in società.
Potrei fare un elenco delle persone straniere che, quando ho detto di essere italiana, hanno risposto: Il Padrino (che non è nemmeno un film italiano)! E quando vedevano che rimanevo lì, confusa e corrucciata, mettevano fine ad ogni possibilità di relazione con un giocoso: "ma la mafia non esiste!"
Ecco, questo post vuole essere un piccolo codice di comportamento per i primissimi tempi di vita al Nord. Una guida facilissima con cinque consigli che aiutano a evitare sguardi di disapprovazione.
Non pensiate che dicendo una qualsiasi di queste cose scalfirete in alcun modo la corazza di gentilezza estenuante del vichingo. Quindi non usatela (la guida) come esperimento sociale!
Non pensiate che dicendo una qualsiasi di queste cose scalfirete in alcun modo la corazza di gentilezza estenuante del vichingo. Quindi non usatela (la guida) come esperimento sociale!
L'obiettivo non è spaventarvi. Dopo un'accurata conoscenza ed esplorazione, potrete esprimervi al massimo delle vostre potenzialità. Ma per le prime settimane è bene evitare di scivolare sulle bucce di banana.
Cosa non dire...
Cosa non dire...
1. Che fumate.
Non ditelo. Corrisponderebbe alla morte civile.
La Svezia è orgogliosa (orgogliosissima direi!) di aver eliminato una grossa fetta di patologie polmonari provocate dal fumo. Il capo del mio dipartimento ne è entusiasta. E fa molto bene. La loro restrittiva politica sul fumo e il costo del tabacco (da urlo!) hanno portato a ridurre la percentuale di fumatori all'1% della popolazione totale.
Fumare è una stigmate sociale enorme. Si viene guardati come persone che hanno una dipendenza, cosa è che verissima, ma non è vissuta nello stesso modo nell'Europa del Sud.
Se siete nicotina-dipendenti (come la sottoscritta) trovatevi dei nascondigli sicuri, munitevi di collutorio e buona fortuna!
Potreste anche pensare di smettere per non sentire la pressione sociale degli sguardi altrui.
Chiaramente nessuno svedese si arrabbierà con voi o sarà scortese se chiedete di poter uscire in balcone a fumare una sigaretta, ma vi sorbirete una lunga ramanzina sui danni del fumo. Ogni santa volta.
Dopo qualche tempo potrete certamente permettervi di parlarne con i vostri amici o colleghi svedesi cercando di mettere le sigarette sullo stesso piano dell'alcol, il loro tallone d'Achille!
2. Che fate ricerca su modello animale.
Sì, faccio ricerca su dei poveri maialini. Praticamente tanti piccoli Babe. Non è questo il posto adatto per una disquisizione in materia e per convincervi che questo sia necessario per migliorare le condizioni di salute dei vostri figli, quindi evito il sermone.
Ma se state pensando che è crudele, che gli animali vanno rispettati, che bisogna trovare un'alternativa e che i ricercatori sono mostri, complimenti! La pensate come lo svedese medio.
La vita a contatto con la natura li ha resi molto sensibili e le manifestazioni (silenziose) per i diritti degli animali si sprecano.
Io ho fatto outing la sera del mio arrivo, a cena con un gruppo di amici della mia coinquilina, fiduciosa di trovarmi nel paese di ampie e luminose vedute, non sapendo di essere finita in un covo di animalisti. E' stato abbastanza tragico, ve lo assicuro.
Se siete vegani, ambientalisti, animalisti o anti-pellicce troverete la Svezia un luogo accogliente e pieno di approvazione per il vostro impegno.
Io da vegetariana che lavora coi maiali (non certo per scelta personale), mi trovo ad ammirarli e a odiarli nello stesso tempo e spero che il karma possa bilanciare la mia attività di pig-killer con i miei dieci anni di digiuno carnivoro.
L'altra faccia della medaglia? La caccia sportiva, che coinvolge un numero enorme di persone. Contraddizioni nordiche. Ma ne parliamo un'altra volta.
3. Che la Russia è un paese bellissimo.
Ricordate che la Russia ha cercato di invadere la Scandinavia più volte? Ecco, non dimenticatelo quando parlate di politica estera al brunch domenicale.
Putin è malvisto e poco tollerato, anche e soprattutto per il suo pugno di ferro sui diritti degli omosessuali. La Svezia ha estremo rispetto dei diversi orientamenti sessuali dei suoi abitanti e mal sopporta il governo russo e le sue prese di posizione.
Non ne avevo idea quando ho detto che ero entusiasta che mia sorella avesse deciso di studiare russo perché avrebbe avuto la possibilità di entrare in contatto con una cultura antica e piena di meraviglie letterarie e artistiche. Sembrava che nel bicchiere del mio interlocutore si fosse materializzata una cacca di cane!
4. Mai, mai, mai scrivere un secondo messaggio/chiamata/mail a uno svedese, se non ha risposto al primo.
Questa è la golden rule. Non dimenticatelo!
Se uno svedese non risponde al vostro messaggio o alla vostra chiamata è perché non vuole e richiamandolo lo farete sentire in imbarazzo e costretto a rispondervi. Lo metterete in difficoltà. Avrete invaso la sua privacy.
Se volete affittare una casa e il proprietario vi dice che la casa è vostra dal giorno tot senza chiedervi di firmare niente, smettete di chiamarlo per avere la riconferma ogni giorno o rischiate di perdere l'appartamento. Se ha detto sì, significa sì e non sentirà più il bisogno di comunicare con voi fino alla consegna delle chiavi. Tutto quello che farete per sentirvi rassicurati (mica che per caso ha cambiato idea!) o i messaggini che gli scriverete per ringraziarlo gli daranno immenso fastidio.
Il vostro capo non vi chiamerà mai durante il week end o fuori dall'orario lavorativo per chiedervi di controllare i dati dell'excel che gli avete mandato perché non gli tornano. Sarebbe invadere la vostra privacy. Chiamare le persone dopo le otto di sera o nei week end è invadere la privacy. Scrivere messaggi o mail che chiedono conferme è invadere la privacy. Non parliamo nemmeno di suonare il campanello della gente per un salutino.
Le persone si vedono in orari prestabiliti e con la dovuta previa organizzazione. E tra sconosciuti si comunica il minimo indispensabile.
Mi raccomando, almeno all'inizio! Poi col tempo, quando avranno imparato a conoscervi per quello che siete (italiani), potrete permettervi di invadere le loro privacy con la scusa del gap culturale.
5. Fare commenti a proposito di una collega (o di un collega).
L'unico modo per farsi licenziare in Svezia è infastidire una/un collega di lavoro. Le molestie sessuali non sono pacche sul sedere o mani nel reggiseno, qui.
La molestia è una parola o un commento sfuggito in mensa o in corridoio.
Gli svedesi sono infinitamente attenti a tutto questo. Un po' ovunque, ma soprattutto sul posto di lavoro. Lo fanno per paura, forse, più che per convinzione. Ma, come già accennavo, lo trovo molto rilassante.
Ieri sera a cena, chiacchieravo della cosa con un mio collega cileno. Sono stata io che parlando di una collega ho detto: "ma tu non pensi che sia bellissima?". Parlavamo castigliano, almeno lui non avrebbe rischiato il licenziamento e il rimpatrio per una frase detta male.
Mi ha risposto che: sì, è bellissima. Ma ha aggiunto che non è ben visto un commento del genere. Io ho sorriso a trentadue denti. Ho pensato: "Questa Svezia li frusta a dovere i virgulti di macho latino doc!".
Mi raccomando, perché la stessa cosa vale anche per le donne. Nessun commento sul vostro collega giovane e carino. Ci metterebbe un secondo a parlare con il vostro supervisore e farvi passare un brutto quarto d'ora.
No zob in job! Niente sesso al lavoro. Il che comprende anche tutte le manifestazioni di sessualità che racchiudono certe tristi e sfortunate frasi a cui, noi del Sud (sì, anche noi milanesi siamo del Sud!), siamo ormai avvezzi.
Adesso siete quasi pronti (almeno a evitare le più eclatanti figuracce del mio primo mese al Nord)!
Fumare è una stigmate sociale enorme. Si viene guardati come persone che hanno una dipendenza, cosa è che verissima, ma non è vissuta nello stesso modo nell'Europa del Sud.
Se siete nicotina-dipendenti (come la sottoscritta) trovatevi dei nascondigli sicuri, munitevi di collutorio e buona fortuna!
Potreste anche pensare di smettere per non sentire la pressione sociale degli sguardi altrui.
Chiaramente nessuno svedese si arrabbierà con voi o sarà scortese se chiedete di poter uscire in balcone a fumare una sigaretta, ma vi sorbirete una lunga ramanzina sui danni del fumo. Ogni santa volta.
Dopo qualche tempo potrete certamente permettervi di parlarne con i vostri amici o colleghi svedesi cercando di mettere le sigarette sullo stesso piano dell'alcol, il loro tallone d'Achille!
2. Che fate ricerca su modello animale.
Sì, faccio ricerca su dei poveri maialini. Praticamente tanti piccoli Babe. Non è questo il posto adatto per una disquisizione in materia e per convincervi che questo sia necessario per migliorare le condizioni di salute dei vostri figli, quindi evito il sermone.
Ma se state pensando che è crudele, che gli animali vanno rispettati, che bisogna trovare un'alternativa e che i ricercatori sono mostri, complimenti! La pensate come lo svedese medio.
La vita a contatto con la natura li ha resi molto sensibili e le manifestazioni (silenziose) per i diritti degli animali si sprecano.
Io ho fatto outing la sera del mio arrivo, a cena con un gruppo di amici della mia coinquilina, fiduciosa di trovarmi nel paese di ampie e luminose vedute, non sapendo di essere finita in un covo di animalisti. E' stato abbastanza tragico, ve lo assicuro.
Se siete vegani, ambientalisti, animalisti o anti-pellicce troverete la Svezia un luogo accogliente e pieno di approvazione per il vostro impegno.
Io da vegetariana che lavora coi maiali (non certo per scelta personale), mi trovo ad ammirarli e a odiarli nello stesso tempo e spero che il karma possa bilanciare la mia attività di pig-killer con i miei dieci anni di digiuno carnivoro.
L'altra faccia della medaglia? La caccia sportiva, che coinvolge un numero enorme di persone. Contraddizioni nordiche. Ma ne parliamo un'altra volta.
3. Che la Russia è un paese bellissimo.
Ricordate che la Russia ha cercato di invadere la Scandinavia più volte? Ecco, non dimenticatelo quando parlate di politica estera al brunch domenicale.
Putin è malvisto e poco tollerato, anche e soprattutto per il suo pugno di ferro sui diritti degli omosessuali. La Svezia ha estremo rispetto dei diversi orientamenti sessuali dei suoi abitanti e mal sopporta il governo russo e le sue prese di posizione.
Non ne avevo idea quando ho detto che ero entusiasta che mia sorella avesse deciso di studiare russo perché avrebbe avuto la possibilità di entrare in contatto con una cultura antica e piena di meraviglie letterarie e artistiche. Sembrava che nel bicchiere del mio interlocutore si fosse materializzata una cacca di cane!
4. Mai, mai, mai scrivere un secondo messaggio/chiamata/mail a uno svedese, se non ha risposto al primo.
Questa è la golden rule. Non dimenticatelo!
Se uno svedese non risponde al vostro messaggio o alla vostra chiamata è perché non vuole e richiamandolo lo farete sentire in imbarazzo e costretto a rispondervi. Lo metterete in difficoltà. Avrete invaso la sua privacy.
Se volete affittare una casa e il proprietario vi dice che la casa è vostra dal giorno tot senza chiedervi di firmare niente, smettete di chiamarlo per avere la riconferma ogni giorno o rischiate di perdere l'appartamento. Se ha detto sì, significa sì e non sentirà più il bisogno di comunicare con voi fino alla consegna delle chiavi. Tutto quello che farete per sentirvi rassicurati (mica che per caso ha cambiato idea!) o i messaggini che gli scriverete per ringraziarlo gli daranno immenso fastidio.
Il vostro capo non vi chiamerà mai durante il week end o fuori dall'orario lavorativo per chiedervi di controllare i dati dell'excel che gli avete mandato perché non gli tornano. Sarebbe invadere la vostra privacy. Chiamare le persone dopo le otto di sera o nei week end è invadere la privacy. Scrivere messaggi o mail che chiedono conferme è invadere la privacy. Non parliamo nemmeno di suonare il campanello della gente per un salutino.
Le persone si vedono in orari prestabiliti e con la dovuta previa organizzazione. E tra sconosciuti si comunica il minimo indispensabile.
Mi raccomando, almeno all'inizio! Poi col tempo, quando avranno imparato a conoscervi per quello che siete (italiani), potrete permettervi di invadere le loro privacy con la scusa del gap culturale.
5. Fare commenti a proposito di una collega (o di un collega).
L'unico modo per farsi licenziare in Svezia è infastidire una/un collega di lavoro. Le molestie sessuali non sono pacche sul sedere o mani nel reggiseno, qui.
La molestia è una parola o un commento sfuggito in mensa o in corridoio.
Gli svedesi sono infinitamente attenti a tutto questo. Un po' ovunque, ma soprattutto sul posto di lavoro. Lo fanno per paura, forse, più che per convinzione. Ma, come già accennavo, lo trovo molto rilassante.
Ieri sera a cena, chiacchieravo della cosa con un mio collega cileno. Sono stata io che parlando di una collega ho detto: "ma tu non pensi che sia bellissima?". Parlavamo castigliano, almeno lui non avrebbe rischiato il licenziamento e il rimpatrio per una frase detta male.
Mi ha risposto che: sì, è bellissima. Ma ha aggiunto che non è ben visto un commento del genere. Io ho sorriso a trentadue denti. Ho pensato: "Questa Svezia li frusta a dovere i virgulti di macho latino doc!".
Mi raccomando, perché la stessa cosa vale anche per le donne. Nessun commento sul vostro collega giovane e carino. Ci metterebbe un secondo a parlare con il vostro supervisore e farvi passare un brutto quarto d'ora.
No zob in job! Niente sesso al lavoro. Il che comprende anche tutte le manifestazioni di sessualità che racchiudono certe tristi e sfortunate frasi a cui, noi del Sud (sì, anche noi milanesi siamo del Sud!), siamo ormai avvezzi.
Adesso siete quasi pronti (almeno a evitare le più eclatanti figuracce del mio primo mese al Nord)!
martedì 30 settembre 2014
Vikings
Una mia amica femminista (nel senso che è impegnata all'interno del movimento, un'attivista insomma), mi ha scritto un messaggio la settimana scorsa che diceva così: "Ti prego, dimmi che non sono tutti deficienti anche lì!".
Si riferiva agli uomini.
Non sapevo come fare a deluderla, visto che dovevo. Ho risposto un evasivo: "I deficienti sono come il curry nella cucina indiana!"
Non me ne vogliano gli uomini che leggono il blog (e credo siano, forse, due). Il "tutti deficienti" della mia amica non significava tutti! Significava tanti. E vi assicuro che quando stai cercando un compagno di vita (o almeno un compagno di serate piacevoli) e accetti svariati appuntamenti semi alla cieca, la sensazione imperante è che non sia rimasto nemmeno un essere di sesso maschile con QI nel range di normalità sull'intera crosta terrestre.
Quello che volevo rispondere alla mia amica è che non ci sono grosse differenze, questo volevo dire.
L'attitudine "educata e posata" dello svedese medio, cela un po' di più la "deficienza", ma un occhio allenato vede i nodi prima che arrivino al pettine.
Domenica mattina vado a nuotare. Nuoto nella corsia media. C'è anche una corsia lenta, dove ci sono le signore di una certa età che più che nuotare sguazzano, e una veloce dove si immergono solo i veri vichinghi, non so se mi spiego. Io sto nel mezzo, che mi sembra una buona soluzione.
Nella mia corsia nuotano tutte le domeniche le stesse facce. Di queste facce tre sono maschili. Tutti e tre fanno a gara a chi ce l'ha più lungo, più grosso e più bello. Si superano anche se nuotano esattamente alla stessa velocità, mi superano perché stare dietro a una donna nonsiamai, si atteggiano con la faccia corrucciata alla Rosolino tutto il tempo.
Questo voglio dire quando scrivo che non c'è differenza.
Sguardi di derisione, disapprovazione, addirittura disprezzo, volano anche in questa parte d'Europa. Ma con vaghezza e affettazione.
Il che rende il tutto davvero più sopportabile. Non dico che sia meglio o peggio. Dico solo che vederlo meno mi fa arrabbiare di meno. Nel mio quotidiano.
Una cosa che non avrei mai immaginato e che distingue i vichinghi in modo molto sensibile dal resto degli uomini di mia conoscenza (provenienti da mezza Europa e più) è l'attaccamento ad un codice di comportamento sociale a tratti noioso e a tratti entusiasmante.
Provate ad andare a cena con uno svedese(per evitare guerre civili puntualizzo che sono andata a cena con un gruppo di svedesi, non con uno solo)!
Non importa quanto siete veloci, lui sarà più veloce di voi a: spostarvi la sedia per farvi sedere, per farvi alzare, versarvi l'acqua, il vino, la birra, raccogliervi il tovagliolo che vi è caduto e prendere la vostra giacca dal guardaroba per aiutarvi a indossarla. Non prenderà la forchetta in mano fino a che non sarete voi le prime a farlo e brinderà alla vostra salute milioni di volte.
Una ragazza italiana che ho conosciuto qui, ha accettato l'invito di un ragazzo svedese per un picnic. Il biondino si è presentato con uno zaino da 16 litri che conteneva nell'ordine: due bicchieri flut e una bottiglia da 50 ml di champagne per l'aperitivo, tartine, torte salate e risotto vegan (perché la mia amica lo è, non lui!) per il pranzo, fornellino da campo, caffettiera, caffè e biscottini, tovaglia, plaid e un maglione in più nel caso lei avesse avuto freddo. Ce stava a provà? No!
Come da noi ci sono ferrei ruoli che non riusciamo a mollare, così in Svezia. Solo che quelli svedesi mi sembrano più vantaggiosi, alla prima occhiata.
Mi rendo conto che si tratti di una mera questione di etichetta e che non abbia niente a che vedere col rispetto vero e proprio e tantomeno con l'affetto o l'amore (quando mai!), ma vi assicuro che è piacevole. Diciamo rilassante.
Non lo trovo nemmeno anti-femminista. La gentilezza non è anti niente, insomma!
Ecco, se potessi rispondere ancora al messaggio della mia amica le direi che la deficienza ha la stessa prevalenza nella popolazione, ma che con le gambe sotto il tavolo e un tortino di patate di fronte, te ne dimentichi per mezz'ora.
Si riferiva agli uomini.
Non sapevo come fare a deluderla, visto che dovevo. Ho risposto un evasivo: "I deficienti sono come il curry nella cucina indiana!"
Non me ne vogliano gli uomini che leggono il blog (e credo siano, forse, due). Il "tutti deficienti" della mia amica non significava tutti! Significava tanti. E vi assicuro che quando stai cercando un compagno di vita (o almeno un compagno di serate piacevoli) e accetti svariati appuntamenti semi alla cieca, la sensazione imperante è che non sia rimasto nemmeno un essere di sesso maschile con QI nel range di normalità sull'intera crosta terrestre.
Quello che volevo rispondere alla mia amica è che non ci sono grosse differenze, questo volevo dire.
L'attitudine "educata e posata" dello svedese medio, cela un po' di più la "deficienza", ma un occhio allenato vede i nodi prima che arrivino al pettine.
Domenica mattina vado a nuotare. Nuoto nella corsia media. C'è anche una corsia lenta, dove ci sono le signore di una certa età che più che nuotare sguazzano, e una veloce dove si immergono solo i veri vichinghi, non so se mi spiego. Io sto nel mezzo, che mi sembra una buona soluzione.
Nella mia corsia nuotano tutte le domeniche le stesse facce. Di queste facce tre sono maschili. Tutti e tre fanno a gara a chi ce l'ha più lungo, più grosso e più bello. Si superano anche se nuotano esattamente alla stessa velocità, mi superano perché stare dietro a una donna nonsiamai, si atteggiano con la faccia corrucciata alla Rosolino tutto il tempo.
Questo voglio dire quando scrivo che non c'è differenza.
Sguardi di derisione, disapprovazione, addirittura disprezzo, volano anche in questa parte d'Europa. Ma con vaghezza e affettazione.
Il che rende il tutto davvero più sopportabile. Non dico che sia meglio o peggio. Dico solo che vederlo meno mi fa arrabbiare di meno. Nel mio quotidiano.
Una cosa che non avrei mai immaginato e che distingue i vichinghi in modo molto sensibile dal resto degli uomini di mia conoscenza (provenienti da mezza Europa e più) è l'attaccamento ad un codice di comportamento sociale a tratti noioso e a tratti entusiasmante.
Provate ad andare a cena con uno svedese(per evitare guerre civili puntualizzo che sono andata a cena con un gruppo di svedesi, non con uno solo)!
Non importa quanto siete veloci, lui sarà più veloce di voi a: spostarvi la sedia per farvi sedere, per farvi alzare, versarvi l'acqua, il vino, la birra, raccogliervi il tovagliolo che vi è caduto e prendere la vostra giacca dal guardaroba per aiutarvi a indossarla. Non prenderà la forchetta in mano fino a che non sarete voi le prime a farlo e brinderà alla vostra salute milioni di volte.
Una ragazza italiana che ho conosciuto qui, ha accettato l'invito di un ragazzo svedese per un picnic. Il biondino si è presentato con uno zaino da 16 litri che conteneva nell'ordine: due bicchieri flut e una bottiglia da 50 ml di champagne per l'aperitivo, tartine, torte salate e risotto vegan (perché la mia amica lo è, non lui!) per il pranzo, fornellino da campo, caffettiera, caffè e biscottini, tovaglia, plaid e un maglione in più nel caso lei avesse avuto freddo. Ce stava a provà? No!
Come da noi ci sono ferrei ruoli che non riusciamo a mollare, così in Svezia. Solo che quelli svedesi mi sembrano più vantaggiosi, alla prima occhiata.
Mi rendo conto che si tratti di una mera questione di etichetta e che non abbia niente a che vedere col rispetto vero e proprio e tantomeno con l'affetto o l'amore (quando mai!), ma vi assicuro che è piacevole. Diciamo rilassante.
Non lo trovo nemmeno anti-femminista. La gentilezza non è anti niente, insomma!
Ecco, se potessi rispondere ancora al messaggio della mia amica le direi che la deficienza ha la stessa prevalenza nella popolazione, ma che con le gambe sotto il tavolo e un tortino di patate di fronte, te ne dimentichi per mezz'ora.
domenica 28 settembre 2014
I pugni in tasca
A Uppsala alle sette di mattina non vola una mosca.
Niente clacson, niente urla.
Milano alle sette di mattina è già un casino. Mi vengono in
mente scene da guerra civile per un parcheggio, minacce di morte al semaforo,
dita medie alzate e sventolate come un vessillo. Un piccolo disastro quotidiano,
che si ripete, come uno spettacolo teatrale di successo, anche poco prima di
cena.
Lasciando perdere il fatto che a Uppsala ci sono un
ventesimo delle macchine che Milano contiene, il caos italiano non sembra
riproporsi, in terra scandinava, nemmeno nelle dovute proporzioni.
Silenzio, macchine elettriche che manco le senti arrivare,
ciclisti che sembrano ninja, passanti che non parlano al telefono se non
sottovoce.
Se uno si addormenta a un semaforo, la colonna di macchine
non fa una piega e prima di dare una piccola, innocente e rapidissima toccatina
al clacson passano per lo meno tre minuti. Centottanta secondi! Sono
un’eternità alle sette di mattina! Sono il tempo che ci metto a vestirmi e truccarmi!
La flemma da quasi sui nervi.
Mi chiedevo come potessero essere così sereni, sempre.
La spiegazione mi è arrivata qualche giorno fa. Da uno
svedese. Gli chiedo perché non abbassano il finestrino e urlano il corrispettivo
di: “Li mortacci tua!!” uppsalese. La risposta è: noi mettiamo il pugno
in tasca. Chiudiamo il pugno e lo mettiamo via. Mettiamo via la nostra rabbia.
La prima reazione è: che bravi! Ma dopo 5 minuti che
ci penso, dico ad voce alta: ma non fa per niente bene!
Mettere via i pugni chiusi non è salutare. Nonostante non
l’abbia mai fatto (la mia rabbia è sempre ben visibile e se anche non lo fosse
per l’oggetto della stessa, lo sarà per il bagno in cui andrò a emettere un
urlo alla tarzan o per la porta che sbatterò a cento all’ora), credo che
tenersi la rabbia di un’intera giornata, sia come portare in giro un macigno.
Figuriamoci quella di una vita intera! Perché non è che poi gli svedesi vadano
a tirare di boxe per sfogarsi eh!
Continuano a mettersi in tasca i pugni, come dei sassolini
raccolti per strada.
Mi chiedevo quanto questo ha a che fare con i problemi
sociali che il governo svedese sta affrontando in modo eccellente da molti
anni. L’alcolismo, il tasso di suicidi e la violenza sulle donne. Sì perché i
numeri sulla violenza in Svezia sono sovrapponibili a quelli di tutto il resto
d’Europa.
Non molte settimane fa l’Internazionale pubblicava una mappa
del tasso di suicidi nel mondo. A parte le insospettabili India e Australia con
un tasso altissimo, la cosa che mi ha stupito è stato vedere che la Svezia ha
un tasso di suicidi più alto del resto della Scandinavia.
Mi sono chiesta perché. Qui è tutto perfetto. Intendo dire
che la gente vive bene, con una minuscola fetta di popolazione in stato
d’indigenza e che comunque viene accudita da Mamma Svezia in modo ineccepibile.
L’azienda per cui lavori ti paga la palestra, se hai figli vieni letteralmente
coperto d’oro, le vacanze sono un diritto talmente sacrosanto che ne hanno il
doppio rispetto a quelle di noi poveri europei del sud e le “cose da fare”,
soprattutto per gli autoctoni e soprattutto dopo i trenta sono talmente tante
che c’è l’imbarazzo della scelta.
State pensando al clima, giusto? Io alla faccenda del clima
ci credo fino a un certo punto. Certo, l’inverno qui dev’essere duro e lungo.
Quando ci arrivo poi ve lo racconto. Ma anche la Finlandia e la Norvegia
passano attraverso il buio, ogni anno. Però si suicidano di meno.
E se fossero i pugni in tasca?
E se fosse rabbia repressa che lentamente corrode gli argini
e straripa?
A proposito di violenza sulle donne i numeri fanno
abbastanza schifo per essere quelli di un paese il cui governo è suddiviso
esattamente a metà tra i due generi.
La famosa trilogia di Stieg Larsson metteva i puntini sulla
questione, con numeri alla mano. Ho controllato. Sono i nostri stessi identici
numeri.
A me i numeri piacciono, soprattutto quando dentro ci vedo
un significato. E questi numeri fanno venire voglia di trovare un perché.
Sarà che la scena che mi passa nella testa ogni volta che ci penso non mi dà pace. Lei, amministratore delegato della Volvo (o
dell’Ikea, se vi piace di più) che torna a casa dopo un’importante riunione con
i vertici della filiale giapponese e viene presa a pugni dal marito, Professore associato all'Università. Questa
scena faccio fatica a mandarla giù. Perché ho sempre creduto che l’educazione e
la cultura fossero sinonimo di dirittura morale. Sbagliato! Più che sbagliato!
Pare che questi pugni in tasca ogni tanto, gli svedesi, li
tirino fuori e pare che come da copione dall’alba dei tempi, li agitino dove è
facile farlo: a casa loro.
Niente di diverso da quello che succede a casa nostra. Quasi
quasi, per una volta, concedo al mio vergognoso paese un’attenuante. Meno
cultura e più povertà. Ma non c’è da andarci troppo a testa alta.
Chi ha intenzione di creare un business e ha voglia di
viaggiare potrebbe venire qui e inventarsi un corso di canalizzazione della rabbia. Titolo: “Fuori i pugni dalle tasche!”. La foresta sarebbe un posto
ideale come location. Si può urlare quanto si vuole e per sedare il fiume di
odio c’è sempre qualche lago ghiacciato nelle vicinanze.
p.s. Il post è un po’ tetro, mi rendo conto. Non sono ancora
stata inhiottita dallo spirito gotico del posto, ho semplicemente pensato a
questo in questi ultimi giorni. Prometto un post sui cavallini di legno
decorati per farmi perdonare… J
Iscriviti a:
Post (Atom)